Enpap: storie di ordinaria arroganza

Dopo le gravi vicende dell’immobile di via della Stamperia e della plusvalenza di 18 milioni, ampiamente riportate dalle cronache con grave danno di immagine per la nostra professione, la maggioranza AUPI che governa l’Enpap che fa? Gioca d’anticipo. Probabilmente allarmata dal timore di nuove e più imbarazzanti rivelazioni sull’acquisto dell’ormai celebre palazzo , il presidente Arcicasa si prepara a convocare in fretta e furia le elezioni ENPAP, nonostante manchino diversi mesi alla scadenza naturale della consigliatura,e lo stile usato è quello al quale ci ha abituato in questi anni la maggioranza AUPI: protervia, fastidio per le regole, occupazione strategica dei posti chiave di rappresentanza e decisione. Il primo atto della corsa alle elezioni è stato l’aggiramento del regolamento elettorale che affida agli organismi di controllo dell’Ente la designazione degli scrutatori, cioè dei colleghi che hanno la responsabilità di assicurare il regolare e corretto svolgimento delle elezioni.
La cronaca dei fatti: atto primo
Il 5 settembre, nel corso di una turbolenta riunione del Consiglio di Amministrazione , il presidente Arcicasa, nonostante l’opposizione della nostra rappresentante riesce a far votare una delibera che lo autorizza a scrivere a tutti gli iscritti per richiederne la disponibilità a candidarsi come scrutatori e presidenti sia del seggio centrale che dei seggi territoriali. L’operazione è illegittima perché in base agli art. 3 e 7 del Regolamento elettorale spetta al Consiglio d’indirizzo fornire al Presidente una rosa di candidati scrutatori che lui poi nomina, non spetta quindi al Consiglio di Amministrazione procedere. Nella delibera si prevede inoltre che il criterio di selezione delle candidature sia l’ordine di arrivo delle richieste a partire dall’emissione della delibera stessa, e stranamente non si fissa un termine di scadenza. Quello dell’ordine cronologico potrebbe sembrare un criterio oggettivo ed equo, in realtà, se non si indica un termine di partenza per l’invio delle domande, sarebbe sufficiente preavvertire i soggetti che si vogliono favorire per essere sicuri di battere sul tempo le decine di colleghi che con spirito di servizio invieranno nei giorni successivi la propria candidatura.
Il 6 di settembre , C&P, di concerto con gli altri membri di minoranza del Consiglio di indirizzo (due di Altra Psicologia e un indipendente) , invia una diffida chiedendo all’Ente di tornare sulle proprie decisioni. Successivamente, il 10 settembre ,“a garanzia del sereno svolgimento delle elezioni” ,segnaliamo ai Ministeri vigilanti i gravi fatti che si stanno verificando.Come minoranza , chiediamo anche di inserire sull’argomento uno specifico punto all’ordine del giorno della successiva seduta del Consiglio d’indirizzo. Ma ahimè, anche questa nostra iniziativa politica viene completamente stravolta,infatti all’ordine del giorno viene inserito un testo diverso da quello inviato da noi.Come definire questo comportamento? Follia, arroganza infinita?
Nella riunione del 29 settembre, dopo ore di acceso confronto, otteniamo che il punto sia discusso in una riunione successiva ,e che venga inserito nella forma esatta in cui lo avevamo formulato. Viene dunque convocata, a distanza di una sola settimana, con urgenza e di domenica, un ’altra riunione del Consiglio d’indirizzo (sorvoliamo sui costi che tutto questo ha per l’Ente: gettoni e rimborsi ).
La cronaca dei fatti: atto secondo
Domenica 7 ottobre il punto all’odg richiesto dalla minoranza – dove si chiede di ritirare la delibera del CDA e il comunicato agli iscritti, per salvaguardare le prerogative date dal regolamento elettorale al CIG – viene inserito correttamente .A questo punto chiediamo di inviare un nuovo avviso e di procedere all’estrazione a sorte delle candidature che verranno nuovamente presentate. Ma la maggioranza AUPI fa “orecchie da mercante” e procede con il punto successivo, la selezione cioè in ordine cronologico dei candidati scrutatori, ma solo per il seggio centrale. Scegliendo ovviamente proprio quei nominativi che per primi, battendo sul tempo tutti gli altri colleghi, avevano fatto pervenire la propria candidatura. A questo punto ci siamo rifiutati di prendere le schede e di procedere alla votazione. Sarebbe sbagliato se qualcuno a questo punto dicesse: “C’è del marcio in Danimarca”?
Domande senza risposta
Ora, le domande che sorgono spontane sono: Perché tanta fretta visto che il mandato scade a metà Aprile? Cosa ha in mente l’AUPI ? Perché tanta fretta e tanta arroganza? Qualcosa “bolle” nella pentola della magistraura ? Oppure si vuole andare ad elezioni anticipate e battere sul tempo i competitors, così come è avvenuto nella comunicazione agli iscritti per la scelta degli scrutatori? Che altro tipo di spiegazione possiamo darci! Avete altre ipotesi da suggerirci?

Chiudi il menu